Questa sarebbe da ragionare un po' di più dell'altra, e bisognerebbe saperne un po' di più rispetto a quello che si è visto in tele. Per un'accusa del genere credo che sia necessaria un organizzazzione dietro ai fatti, mirata ad organizzare tutti gli assalti e il casino. Queste cose noi non le sappiamo (non sappiamo ad esempio se qualcuno dei capi ultrà fosse intercettato o atro)cordoba01 wrote: scusate, visto che ci sono tanti avvocati in questo forum qualcuno può dirmi se regge l'accusa di terrorismo agli ultrà?
Re: TRAGEDIA AD AREZZO
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Con le nuove disposizioni anti-terrorismo post-11 settembre, se assalti una caserma ti becchi anche l'aggravante del terrorismo.Assenzio wrote: Questa sarebbe da ragionare un po' di più dell'altra, e bisognerebbe saperne un po' di più rispetto a quello che si è visto in tele. Per un'accusa del genere credo che sia necessaria un organizzazzione dietro ai fatti, mirata ad organizzare tutti gli assalti e il casino. Queste cose noi non le sappiamo (non sappiamo ad esempio se qualcuno dei capi ultrà fosse intercettato o atro)
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Limardi: "L'uomo delle grandi vittorie e dei grandi tiri".
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Morte Sandri, così i laziali aggredirono gli juventini
10:42 del 16 novembre
La ricostruzione definitiva del Viminale sulla domenica maledetta.
Così Sandri e i suoi amici aggredirono i tifosi juventini
"C'erano sassi nelle tasche di Gabrielein autogrill i laziali fecero un agguato"
Prima l'assalto con i coltelli in nove contro tre, poi i colpi di mazza sull'auto
Gli inquirenti alla stazione di servizio di Badia al Pino
ROMA - Sostiene il Dipartimento della Pubblica sicurezza che, alle 9.15 di domenica mattina, alla stazione di servizio Badia al Pino est, l'agente Luigi Spaccarotella ha volontariamente indirizzato il tiro della sua pistola di ordinanza sulla Renault Scenic su cui viaggiava Gabriele Sandri. Sostiene il Dipartimento della Pubblica sicurezza che i tifosi della Lazio che con Sandri viaggiavano hanno raccontato una storia monca, almeno ad uso pubblico. Erano in nove - otto uomini e una donna - su due macchine. Non in cinque, su una sola auto. E quando il colpo assassino è partito, "Gabbo" non stava dormendo. Perché dai suoi indumenti, nell'obitorio di Arezzo, sarebbero saltati fuori due sassi "verosimilmente" caricati alla partenza da Roma. Con i suoi compagni - sostiene ancora il Dipartimento - aveva appena perso la "preda" di quegli istanti. Cinque romani, tifosi della Juventus diretti a Parma, circondati e aggrediti con coltelli, fibbie, biglie, sassi, ombrelli. Inseguiti fin nell'abitacolo della Mercedes nera classe A con cui erano arrivati all'autogrill seguendo lo stesso tratto di autostrada delle due macchine di laziali. Una Renault Scenic (su cui viaggiava Sandri) e una Renault Clio.
Ieri, al capo della Polizia Antonio Manganelli è stata dunque consegnata da chi, tra i suoi funzionari, ha lavorato all'indagine, quella che viene proposta come "la ricostruzione definitiva" dei fatti che sono costati la vita a Gabriele Sandri. E se è una ricostruzione corretta, l'intera sequenza di quel mattino va riscritta. Per l'omicidio, resta ferma la sola e inescusabile responsabilità di chi ha cancellato una vita, sparando ad altezza d'uomo. L'agente Spaccarotella. Al contrario, vanno raccontate da capo le mosse di tutti gli altri protagonisti di quel mattino. Otto uomini e una donna, si diceva, gli identificati dalla polizia. Gabriele Sandri, la vittima. E, con lui, Marco Turchetti, Francesco Giacca, Francesco Negri, Simone Putzulu, Valentino Ciccarelli, Carlo Maria Bravo, Marco Timperi, Francesca Montesanti.
Partono da Roma alle 6.30 del mattino di domenica, con appuntamento in piazza Vescovio, dove, non più tardi del 22 settembre, un'altra trasferta è stata interrotta dalla polizia. Quella di 60 laziali verso Bergamo, con un borsone carico di coltelli, accette, machete. Non è la prima trasferta che i nove fanno. Con la storia di Bergamo non hanno nulla a che vedere. Le loro identità nulla dicono agli archivi della polizia. Con due sole eccezioni. Quella di Gabriele Sandri (identificato nel 2002 a Milano insieme a una ventina di tifosi armati di cacciavite) e di Marco Turchetti, denunciato il 9 aprile dello scorso anno quando viene pizzicato in un Siena-Lazio armato di coltello.
Anche quella domenica mattina, alcuni dei nove viaggiano con "lame", sassi, biglie, fibbie. Armi buone per il corpo a corpo, che verranno ritrovate in terra, dopo le 9.15, sull'asfalto dell'autogrill Badia al Pino est e che a loro vengono attribuite dalla polizia sulla base delle impronte digitali.
Le macchine sono due. Una Renault Scenic guidata da Marco Turchetti su cui viaggiano in cinque (e a bordo della quale è Sandri). Una Renault Clio, su cui prendono posto in quattro. Alle 9, le due macchine entrano nell'area di servizio Badia Al Pino est e si parcheggiano in un punto riparato, vicino alle pompe di benzina. In sosta è anche una Mercedes nera classe A su cui viaggiano cinque ragazzi romani, dello "Juventus club Roma". Vanno a Parma, probabilmente non da soli, dal momento che la polizia sta cercando una seconda macchina (che comunque non si fermerà all'autogrill di Badia Al Pino). I laziali sostengono a verbale di riconoscerli come tali perché uno di loro ha una felpa con su scritto Juventus. Un altro perché li sente parlare tra loro di calcio ("Speriamo che oggi la Lazio ci faccia un favore battendo l'Inter").
Sono ora all'incirca le 9 e, sempre a stare alla ricostruzione della polizia, i 5 juventini (identificati e ascoltati in questi giorni), entrano nell'autogrill per un caffè. Fuori, i nove laziali si travisano, si armano e si preparano a quello che il Viminale definisce un "agguato". Che scatta quando dal bar escono i primi tre dei cinque juventini. Nove contro tre. Nove armati, contro tre disarmati. La colluttazione dura pochi istanti. I tre fuggono verso la Mercedes, raggiunti dagli altri due che abbandonano precipitosamente il bar. La furia dei laziali si abbatte sulla Mercedes. Quando la polizia fermerà la macchina (circostanza volutamente taciuta in questi giorni di indagine), ne trova i segni. Il lunotto anteriore è sfondato, come quello posteriore destro. La carrozzeria rientrata in più punti.
Sull'altra corsia, nella stazione di servizio che fa specchio a Badia al Pino, l'agente Spaccarotella, richiamato dal rumore e dalle grida, intercetta la sequenza mentre sta controllando i documenti di tre ragazzi sorpresi in possesso di coltelli. Non sono tifosi, ma frequentatori di centri sociali (che, come gli altri presenti, testimonieranno su quegli istanti). La sirena azionata da uno dei colleghi di Spaccarotella, interrompe la furia dei laziali. Dice di "essersi messo a correre" per avere una visuale migliore sulla rampa di uscita dall'autogrill sul lato opposto. Vede allontanarsi prima la Mercedes, quindi la Renault Clio. Forse spara allora il primo colpo in aria. Quindi, decide di puntare l'arma verso l'ultima macchina che si sta allontanando, la Scenic con a bordo Sandri. Spaccarotella sostiene di aver "brandeggiato" l'arma in direzione dell'auto intimando l'alt e, in quel momento, di aver sentito partire il colpo ("Avevo il braccio destro teso e la mimica di chi vuole fermare qualcuno in fuga"). Il Dipartimento non gli crede. Non crede al "brandeggiamento" dell'arma. Crede al cortocircuito di chi vede sfuggire l'ultimo dei bersagli e tenta di arrestarne la corsa con un colpo impossibile. Che diventa volontario e omicida.
(Repubblica.it)
10:42 del 16 novembre
La ricostruzione definitiva del Viminale sulla domenica maledetta.
Così Sandri e i suoi amici aggredirono i tifosi juventini
"C'erano sassi nelle tasche di Gabrielein autogrill i laziali fecero un agguato"
Prima l'assalto con i coltelli in nove contro tre, poi i colpi di mazza sull'auto
Gli inquirenti alla stazione di servizio di Badia al Pino
ROMA - Sostiene il Dipartimento della Pubblica sicurezza che, alle 9.15 di domenica mattina, alla stazione di servizio Badia al Pino est, l'agente Luigi Spaccarotella ha volontariamente indirizzato il tiro della sua pistola di ordinanza sulla Renault Scenic su cui viaggiava Gabriele Sandri. Sostiene il Dipartimento della Pubblica sicurezza che i tifosi della Lazio che con Sandri viaggiavano hanno raccontato una storia monca, almeno ad uso pubblico. Erano in nove - otto uomini e una donna - su due macchine. Non in cinque, su una sola auto. E quando il colpo assassino è partito, "Gabbo" non stava dormendo. Perché dai suoi indumenti, nell'obitorio di Arezzo, sarebbero saltati fuori due sassi "verosimilmente" caricati alla partenza da Roma. Con i suoi compagni - sostiene ancora il Dipartimento - aveva appena perso la "preda" di quegli istanti. Cinque romani, tifosi della Juventus diretti a Parma, circondati e aggrediti con coltelli, fibbie, biglie, sassi, ombrelli. Inseguiti fin nell'abitacolo della Mercedes nera classe A con cui erano arrivati all'autogrill seguendo lo stesso tratto di autostrada delle due macchine di laziali. Una Renault Scenic (su cui viaggiava Sandri) e una Renault Clio.
Ieri, al capo della Polizia Antonio Manganelli è stata dunque consegnata da chi, tra i suoi funzionari, ha lavorato all'indagine, quella che viene proposta come "la ricostruzione definitiva" dei fatti che sono costati la vita a Gabriele Sandri. E se è una ricostruzione corretta, l'intera sequenza di quel mattino va riscritta. Per l'omicidio, resta ferma la sola e inescusabile responsabilità di chi ha cancellato una vita, sparando ad altezza d'uomo. L'agente Spaccarotella. Al contrario, vanno raccontate da capo le mosse di tutti gli altri protagonisti di quel mattino. Otto uomini e una donna, si diceva, gli identificati dalla polizia. Gabriele Sandri, la vittima. E, con lui, Marco Turchetti, Francesco Giacca, Francesco Negri, Simone Putzulu, Valentino Ciccarelli, Carlo Maria Bravo, Marco Timperi, Francesca Montesanti.
Partono da Roma alle 6.30 del mattino di domenica, con appuntamento in piazza Vescovio, dove, non più tardi del 22 settembre, un'altra trasferta è stata interrotta dalla polizia. Quella di 60 laziali verso Bergamo, con un borsone carico di coltelli, accette, machete. Non è la prima trasferta che i nove fanno. Con la storia di Bergamo non hanno nulla a che vedere. Le loro identità nulla dicono agli archivi della polizia. Con due sole eccezioni. Quella di Gabriele Sandri (identificato nel 2002 a Milano insieme a una ventina di tifosi armati di cacciavite) e di Marco Turchetti, denunciato il 9 aprile dello scorso anno quando viene pizzicato in un Siena-Lazio armato di coltello.
Anche quella domenica mattina, alcuni dei nove viaggiano con "lame", sassi, biglie, fibbie. Armi buone per il corpo a corpo, che verranno ritrovate in terra, dopo le 9.15, sull'asfalto dell'autogrill Badia al Pino est e che a loro vengono attribuite dalla polizia sulla base delle impronte digitali.
Le macchine sono due. Una Renault Scenic guidata da Marco Turchetti su cui viaggiano in cinque (e a bordo della quale è Sandri). Una Renault Clio, su cui prendono posto in quattro. Alle 9, le due macchine entrano nell'area di servizio Badia Al Pino est e si parcheggiano in un punto riparato, vicino alle pompe di benzina. In sosta è anche una Mercedes nera classe A su cui viaggiano cinque ragazzi romani, dello "Juventus club Roma". Vanno a Parma, probabilmente non da soli, dal momento che la polizia sta cercando una seconda macchina (che comunque non si fermerà all'autogrill di Badia Al Pino). I laziali sostengono a verbale di riconoscerli come tali perché uno di loro ha una felpa con su scritto Juventus. Un altro perché li sente parlare tra loro di calcio ("Speriamo che oggi la Lazio ci faccia un favore battendo l'Inter").
Sono ora all'incirca le 9 e, sempre a stare alla ricostruzione della polizia, i 5 juventini (identificati e ascoltati in questi giorni), entrano nell'autogrill per un caffè. Fuori, i nove laziali si travisano, si armano e si preparano a quello che il Viminale definisce un "agguato". Che scatta quando dal bar escono i primi tre dei cinque juventini. Nove contro tre. Nove armati, contro tre disarmati. La colluttazione dura pochi istanti. I tre fuggono verso la Mercedes, raggiunti dagli altri due che abbandonano precipitosamente il bar. La furia dei laziali si abbatte sulla Mercedes. Quando la polizia fermerà la macchina (circostanza volutamente taciuta in questi giorni di indagine), ne trova i segni. Il lunotto anteriore è sfondato, come quello posteriore destro. La carrozzeria rientrata in più punti.
Sull'altra corsia, nella stazione di servizio che fa specchio a Badia al Pino, l'agente Spaccarotella, richiamato dal rumore e dalle grida, intercetta la sequenza mentre sta controllando i documenti di tre ragazzi sorpresi in possesso di coltelli. Non sono tifosi, ma frequentatori di centri sociali (che, come gli altri presenti, testimonieranno su quegli istanti). La sirena azionata da uno dei colleghi di Spaccarotella, interrompe la furia dei laziali. Dice di "essersi messo a correre" per avere una visuale migliore sulla rampa di uscita dall'autogrill sul lato opposto. Vede allontanarsi prima la Mercedes, quindi la Renault Clio. Forse spara allora il primo colpo in aria. Quindi, decide di puntare l'arma verso l'ultima macchina che si sta allontanando, la Scenic con a bordo Sandri. Spaccarotella sostiene di aver "brandeggiato" l'arma in direzione dell'auto intimando l'alt e, in quel momento, di aver sentito partire il colpo ("Avevo il braccio destro teso e la mimica di chi vuole fermare qualcuno in fuga"). Il Dipartimento non gli crede. Non crede al "brandeggiamento" dell'arma. Crede al cortocircuito di chi vede sfuggire l'ultimo dei bersagli e tenta di arrestarne la corsa con un colpo impossibile. Che diventa volontario e omicida.
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Domanda 1: alle 9,15 del mattino nel parcheggio di un autogrill della A1 volano sassi, spranghe e biglie e nessuno vede nulla?
Domanda 2: vengono spesso sequestrate accette, molotov ed altre armi di distruzione di massa... ma perchè se tutti le hanno nella sportina nessuno le usa mai? Neppure nelle situazioni più disperate?
... o forse sono le solite molotov, spranghe e biglie della Diaz?
Domanda 2: vengono spesso sequestrate accette, molotov ed altre armi di distruzione di massa... ma perchè se tutti le hanno nella sportina nessuno le usa mai? Neppure nelle situazioni più disperate?
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
perchè non le avevano usate?margheritoni10 wrote: Domanda 1: alle 9,15 del mattino nel parcheggio di un autogrill della A1 volano sassi, spranghe e biglie e nessuno vede nulla?
Domanda 2: vengono spesso sequestrate accette, molotov ed altre armi di distruzione di massa... ma perchè se tutti le hanno nella sportina nessuno le usa mai? Neppure nelle situazioni più disperate?
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
off topicThe goat wrote: il mio compito qua dentro è alzare il livello culturale di questo forum di zoticoni, stimolando ognuno per quelle che sono le sue competenze!
una domanda... ma vic e york perchè domani nn vengono al meeting di roma? :gazza:
il sabato e la domenica mi dedico al volontariato: arbitro partite di un torneo di calcetto, di cui sono anche organizzatore e giocatore :lucianomoggi:
mi spiace tanto goat, so di perdermi un evento unico partorito dalla tua mente. :figo:
Spero di esserci per il meeting che si terrà in primavera, indipendentemente dalla location.
- margheritoni10
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Quelle "trovate" alla Diaz non credo proprio.nefastto wrote: perchè non le avevano usate?
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Mi verrebbe da chiedermi per quale motivo decorare ad arte la scena del fattaccio, visto che gli elementi emersi (presenza di armi ed oggetti contundenti) non mutano di una virgola la responsabilità dell'agente Spaccarotella.margheritoni10 wrote: Domanda 1: alle 9,15 del mattino nel parcheggio di un autogrill della A1 volano sassi, spranghe e biglie e nessuno vede nulla?
Domanda 2: vengono spesso sequestrate accette, molotov ed altre armi di distruzione di massa... ma perchè se tutti le hanno nella sportina nessuno le usa mai? Neppure nelle situazioni più disperate?
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
hai ragione, ma sono cose su due piani diversi.Vic Vega wrote: Mi verrebbe da chiedermi per quale motivo decorare ad arte la scena del fattaccio, visto che gli elementi emersi (presenza di armi ed oggetti contundenti) non mutano di una virgola la responsabilità dell'agente Spaccarotella.
le responsabilità dell'agente non si discutono. non penso in questo forum, per quel poco che può valere... non penso in sede legale per quel tanto che può valere.
il discorso intrapreso, almeno da come ho interpretato i post in merito, riguarda l'evitare di cadere nella retorica della santificazione di qualcuno che proprio santo non era (ammesso che le questioni riguardanti le armi, le spranghe, i sassi siano vere. cosa che io non so).
poi logico che questo nulla toglie all'inaudita morte del ragazzo e alle responsabilità di chi ha sparato.

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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
forse per dare un cioccolatino in pasto all'opinione pubblica.Vic Vega wrote: Mi verrebbe da chiedermi per quale motivo decorare ad arte la scena del fattaccio, visto che gli elementi emersi (presenza di armi ed oggetti contundenti) non mutano di una virgola la responsabilità dell'agente Spaccarotella.
- margheritoni10
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
La sua personale no, quella dell'arma a livello di opinione pubblica magari si.Vic Vega wrote: Mi verrebbe da chiedermi per quale motivo decorare ad arte la scena del fattaccio, visto che gli elementi emersi (presenza di armi ed oggetti contundenti) non mutano di una virgola la responsabilità dell'agente Spaccarotella.
Il problema è che questi sono grossi autogoal perchè:
1) non devono vivere questa situazione come una guerra (o come un salotto politico) dove è uso e costume farsi forza deligittimando il nemico...
2) raccontare "balle" non stempera ma acuisce uno stato di tensione già oltre i limiti da anni.
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Morte Sandri: Legale 'Nelle tasche solo microformazioni calcaree'. Il fratello 'Non infangate il suo nome'
13:45 del 16 novembre
Oggi si è tenuta la conferenza stampa della famiglia Sandri. A parlare, il fratello di Gabriele, Cristiano. "Abbiamo voluto convocare questa conferenza stampa per puntualizzare quanto scritto e visto in televisione in questi giorni. Avevo detto di non volere strumentalizzazioni della tragica morte di mio fratello Gabriele, ma così non è stato. Questa è una vicenda che non ha nulla a che fare con il calcio, con la violenza negli stadi, con gli ultras". "È accaduto - le sue parole - che un agente di polizia, un tutore dell'ordine, si è sentito in diritto di tirare fuori dalla fondina la pistola e sparare due proiettili. Si è tentato anche di infangare il nome di mio fratello. Gabriele era un ragazzo che lavorava nell'azienda di famiglia, che amava la musica e la Lazio e che è stato barbaramente ucciso". Per ricordare il fratello, Cristiano Sandri ha detto che "tra le iniziative che abbiamo pensato, e ne abbiamo parlato anche con il sindaco Veltroni, c'è quella di un derby in sua memoria o una scuola calcio col suo nome. Intitolare il centro sportivo di Formello a Gabriele? Sarebbe un bellissimo gesto perchè lui era innamorato della Lazio e non perdeva una partita". Poi è stata la volta dell'avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco. "Il questore di Arezzo sin dall'inizio ha dato una versione falsa dell'uccisione di Gabriele. E' partitita una difesa corporativistica verso il poliziotto che ha alimentato dubbi su tutta la vicenda - ha detto -. Il questore di Arezzo ha mentito per non capisco quale motivo e saranno problemi suoi. Noi non agiremo contro di lui, ma le parole dette nella conferenza di domenica hanno ucciso per la seconda volta Gabriele". l'Avvocato Monaco ha poi smentito che nele tasche di Gabriele ci fossero dei sassi. "Non sono stati trovati sassi, ma solo 'microformazioni calcare'".
http://www.calciomercato.com/index.php?c=23&a=60929
Scusate ma se non centra col calcio e non si vuole strumentalizzare il suo nome perchè giocare un derby, dedicargli una scuola calcio o intitolargli il centro di formello? Non è un controsenso?
13:45 del 16 novembre
Oggi si è tenuta la conferenza stampa della famiglia Sandri. A parlare, il fratello di Gabriele, Cristiano. "Abbiamo voluto convocare questa conferenza stampa per puntualizzare quanto scritto e visto in televisione in questi giorni. Avevo detto di non volere strumentalizzazioni della tragica morte di mio fratello Gabriele, ma così non è stato. Questa è una vicenda che non ha nulla a che fare con il calcio, con la violenza negli stadi, con gli ultras". "È accaduto - le sue parole - che un agente di polizia, un tutore dell'ordine, si è sentito in diritto di tirare fuori dalla fondina la pistola e sparare due proiettili. Si è tentato anche di infangare il nome di mio fratello. Gabriele era un ragazzo che lavorava nell'azienda di famiglia, che amava la musica e la Lazio e che è stato barbaramente ucciso". Per ricordare il fratello, Cristiano Sandri ha detto che "tra le iniziative che abbiamo pensato, e ne abbiamo parlato anche con il sindaco Veltroni, c'è quella di un derby in sua memoria o una scuola calcio col suo nome. Intitolare il centro sportivo di Formello a Gabriele? Sarebbe un bellissimo gesto perchè lui era innamorato della Lazio e non perdeva una partita". Poi è stata la volta dell'avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco. "Il questore di Arezzo sin dall'inizio ha dato una versione falsa dell'uccisione di Gabriele. E' partitita una difesa corporativistica verso il poliziotto che ha alimentato dubbi su tutta la vicenda - ha detto -. Il questore di Arezzo ha mentito per non capisco quale motivo e saranno problemi suoi. Noi non agiremo contro di lui, ma le parole dette nella conferenza di domenica hanno ucciso per la seconda volta Gabriele". l'Avvocato Monaco ha poi smentito che nele tasche di Gabriele ci fossero dei sassi. "Non sono stati trovati sassi, ma solo 'microformazioni calcare'".
http://www.calciomercato.com/index.php?c=23&a=60929
Scusate ma se non centra col calcio e non si vuole strumentalizzare il suo nome perchè giocare un derby, dedicargli una scuola calcio o intitolargli il centro di formello? Non è un controsenso?

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Gerry Donato
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Perfetto, stessa domanda che mi pongo io.nefastto wrote: Scusate ma se non centra col calcio e non si vuole strumentalizzare il suo nome perchè giocare un derby, dedicargli una scuola calcio o intitolargli il centro di formello? Non è un controsenso?![]()
In particolare ci sono due passaggi nella ricostruzione che mi fanno pensare che il calcio centri eccome, vuoi come pretesto per sfogare la violenza, vuoi come effettiva causa di tutto:
1 - Anche quella domenica mattina, alcuni dei nove viaggiano con "lame", sassi, biglie, fibbie.
2 - In sosta è anche una Mercedes nera classe A su cui viaggiano cinque ragazzi romani, dello "Juventus club Roma". I laziali sostengono a verbale di riconoscerli come tali perché uno di loro ha una felpa con su scritto Juventus. Un altro perché li sente parlare tra loro di calcio ("Speriamo che oggi la Lazio ci faccia un favore battendo l'Inter").
Banalizzando, se i tifosi juventini avessero avuto la felpa della Cisco Roma ed avessero detto "Speriamo che oggi il Noicattaro ci faccia un favore battendo il Pescina"... forse avremmo avuto due famiglie rovinate in meno.
Last edited by Gerry Donato on 16/11/2007, 16:15, edited 1 time in total.
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Posso accettare la sconfitta, ma non posso accettare di rinunciare a provarci. (M.J. Jordan)
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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
Porta pazienza Francè, ma sono sinceramente sdegnato per l'ipocrisia che ruota attorno a questa vicenda. Credevo che con il caso Raciti si fosse toccato il fondo, invece qui si sta riuscendo a fare dello squallore una risorsa.Francesco81 wrote: Dai cazzo, un po' di contegno franci. È morto, per quanto (e non lo sappiamo) possa essere criminale non meritiva di essere ucciso in quel modo. Neanche un rapinatore dovrebbe essere ucciso in quel modo. Il lutto cittadino deriva proprio dalla maniera assurda in cui è stato uccisio, non per il suo grado di santità. Non stiamo parlando di Padre Pio, ma neanche di Charles Manson.


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Re: TRAGEDIA AD AREZZO
hai ragione è una cosa schifosa...francilive wrote: Porta pazienza Francè, ma sono sinceramente sdegnato per l'ipocrisia che ruota attorno a questa vicenda. Credevo che con il caso Raciti si fosse toccato il fondo, invece qui si sta riuscendo a fare dello squallore una risorsa.
veltroni oltre a non fare mai una sega per la città di roma (ma si sa lui ha altri ruoli... ops è pagato dai cittadini) quando fa qualcosa lo fa per farsi vedere e fa ste porcate memorabili
Ci sono squadre che a certe temperature si squagliano, altre che lievitano. Classe, storia: Milan.
"mr.kerouac [...] sa essere cattivo con pochissime parole". (Angyair)

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